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Biomeccanica del passaggio lombo-sacrale


Di Eugenio Occhi

ANATOMIA FUNZIONALE E BIOMECCANICA

Il rachide, o colonna vertebrale, può essere nel suo insieme paragonato a una colonna flessibile a snodi ancorata alla base (sacro), sottoposta a carichi di varia natura (compressione assiale ed eccentri- ca, trazione, taglio, flessione, torsione) e sostenuta da tiranti muscolari e legamentosi ad azione equilibrante le forze e i momenti esterni generati da questi carichi.

Poiché l’assetto della base (sacro) influenza ed è influenzato dall’assetto dei segmenti sovra e sot- tostanti, il segmento lombosacrale va sempre considerato all’interno di un sistema funzionale più com- plesso costituito da rachide e bacino.

La mobilità coordinata del rachide nei diversi piani dello spazio è consentita dal movimento sin- crono e coordinato di tutti i segmenti che lo compongono (segmenti di movimento) (fig. 1).

Fig. 1

Ogni segmento di movimento, che costituisce l’unità funzionale del rachide, è composto da due vertebre adiacenti e dai tessuti molli interposti (il segmento di movimento più caudale è costituito dalla quinta vertebra lombare e dalla prima sacrale)

Come si può vedere nelle figure 2 e 3, in ogni segmento si distinguono: a) una porzione anteriore di sostegno (pilastro anteriore), costituita da due corpi vertebrali adiacenti, dal disco intervertebrale interposto, e dai legamenti (legamento longitudinale anteriore e legamento longi- tudinale posteriore);

b) una porzione posteriore, di guida al movimento (pilastro posteriore), costituita dai peduncoli, dalle lamine, dai processi trasversi e spinosi, dalle articolazioni interapofisarie, dai legamenti giallo, sovra- spinoso, interspinoso, intertrasverso e dai muscoli.

Fig. 2 - Segmento di movimento. A: pilastro anteriore; B: pilastro posteriore (da Kapandji, 1974).

Fig. 3 - Rappresentazione schematica dei particolari anatomici di una vertebra. Si noti nella porzione anterio- re il corpo vertebrale e il disco (1), nella porzione posteriore i peduncoli (8-9), le lamine (10-11), le apofisi articolari (3-4), le apofisi trasverse (5-6), l’apofisi spinosa (7), i vari legamenti. I peduncoli e le lamine forma- no nel loro insieme l’arco vertebrale (2); questo costituisce la parete postero laterale del canale vertebrale, sede di passaggio del midollo spinale (che termina a livello di L2) e delle radici dei nervi periferici (da Ka- pandji, 1974).

CORPO VERTEBRALE

Il corpo vertebrale è una robusta struttura costituita da una corticale di osso denso che racchiude osso spugnoso. La corticale delle facce superiore e inferiore di ogni corpo vertebrale è chiamata piatto vertebrale; questo è particolarmente ispessito al centro, dove è ricoperto da tessuto cartilagineo; nella sua parte periferica presenta un rilievo marginale (orletto marginale) che origina da un nucleo di ossificazione epifisario a forma di anello che si salda col resto del corpo vertebrale alla pubertà (fig. 4). Le alterazioni della ossificazione di questo nucleo epifisario danno origine alla epifisite vertebrale o morbo di Sheuermann.

Fig. 4 - Vertebra lombare. Sono evidenziati il piatto cartilagineo (p) e l’orletto marginale (l).

Con l’età, il corpo vertebrale diventa più rigido (minore deformabilità) e in grado di immagazzina- re una minore quantità di energia (minore resistenza alla frattura). Questo spiega da un lato la maggior predisposizione a fratture nell’anziano (crolli osteoporotici), dall’altro la maggior gravità delle fratture nel giovane (per la maggior quantità di energia liberata al momento della frattura).

IL DISCO INTERVERTEBRALE

Costituisce il fulcro attorno a cui avviene gran parte dei movimenti intervertebrali. Si comporta come una sorta di cuscinetto situato tra due corpi vertebrali in grado di sostenere, distribuire e ammor- tizzare i carichi (Caillet, 1992; Adams, 1981; Kapandji, 1974; Nachemson, 1976). E’ costituito da una parte centrale fluida, il NUCLEO POLPOSO, che occupa il 50-60% della sezione trasversa del disco, e da una parte periferica fibroelastica ancorata ai piatti car