• Giacomo Schillaci

Sviluppo motorio giovanile (prima parte)


COSA SAPPIAMO, COSA CREDIAMO, COSA NON CONOSCIAMO

Il primo di una serie di articoli su un argomento delicato e di estrema importanza: "l'allenamento giovanile"

“Healthy development of the child is of basic importance;

the ability to live harmoniously in a changing total environment is essential to such development.”

(CONSTITUTION OF THE WORLD HEALTH ORGANIZATION, 2006

NUOVE TENDENZE GIOVANILI

L’annuale stesura della “Top 20 trend” del mondo del wellness e del fitness capace di indirizzare risorse ed investimenti di numerosi centri fitness italiani (e non solo) ci mostra come l’organizzazione di attività fisica per i più giovani (Exercise programs for children to fight childhood and adolescent obesity) sia scivolata dalla “Top five” tra il 2007 ed il 2013 (1° posto del 2007) al 24° posto nel 2016 (1) ed al “non classificato” nel 2017 (2). L’annuale WORLDWIDE SURVEY OF FITNESS TRENDS ci dice una grossa verità: l’investimento giovanile non fa più “tendenza”!

Ecco quindi cosa abbiamo difronte:

  • A partire dal 1980 vi è stato un incremento del 47,1% dell’incidenza mondiale di bambini sovrappeso/obesi (3), ponendo l’Italia al 9° posto per quanto riguarda l’incidenza di giovani tra 10 e 16 anni di età sovrappeso/obesi in un campione globale di 34 paesi (4) (Figura 1)

  • 1 bambino italiano su 3 risulta sovrappeso, di cui 1 su 10 addirittura obeso in un range tra 2 e 11 anni di età (5) (6) (7)

  • Per ogni bambino di 5 anni sovrappeso (BMI superiore al 95° percentile degli standard europei) (8) 2 su 3 continueranno ad essere sovrappeso, 1 su 3 diventerà addirittura obeso ed 1 su 4 di loro incorrerà in una sindrome metabolica in età adulta (9)

  • L’aumento della pratica sportiva dal 61,7% del 1995 a circa il 65% del 2015, da parte di bambini di 6-10 anni, è tuttavia accompagnato da una sostanziale stagnazione dei bambini che non praticano alcuna attività fisica o sportiva a 6-10 anni, ed addirittura ad un aumento di quasi 6 punti percentuali, nello stesso periodo, da parte di bambini di 11-14 anni di età (www.istat.it)

  • A partire dalla fine del secolo scorso vi è stato un peggioramento del livello di fitness aerobica nella popolazione giovanile di circa 0,5% per anno, con picchi dell’1% durante il periodo dell’adolescenza (10), accompagnato da un significativo peggioramento di capacità coordinative, di controllo e di resistenza muscolare (11).

L’investimento giovanile non fa più “tendenza”, ma rimane una necessità!

Figura 1. Ranking di 34 paesi nel mondo in merito alla prevalenza di giovani sovrappeso (nero) ed obesi (bianco )tra i 10 ed i 16 anni di età tra il 2001-2002 (Janssen I et al., 2005)

IL BAMBINO NON E’ UN ADULTO IN MINIATURA!

L’allenamento e l’allenabilità durante l’età pediatrica ed adolescenziale rimane tuttavia uno degli argomenti più affascinanti e maggiormente discussi da ricercatori, enti sportivi pubblici e/o privati, allenatori professionisti e/o improvvisati, genitori e presunti esperti, dando vita (troppo spesso) a falsi miti e verità distorte. Attraverso questo ed i prossimi articoli proveremo dunque a mettere un po’ di ordine in un ambito delle Scienze Motorie tanto attraente quanto importante.

Se è vero (come è vero) che un approccio scientifico sia la base necessaria ed indispensabile su cui costruire teorie e metodologie di allenamento per atleti di elite, tale principio non potrà sicuramente venire meno se si vorrà parlare di Allenamento Giovanile.

“Il bambino non è un adulto in miniatura!”, la conoscenza e l’insegnamento dei principi e della metodologia dell’allenamento in età pediatrica ed adolescenziale molte volte (purtroppo) termina qui. “Il bambino non è un adulto in miniatura!”…ma allora cos’è?

Lo studio dell’ontogenesi motoria, mediante sia studi trasversali che longitudinali, ci mostra come l’essere umano sia sottoposto ad una vera e propria evoluzione e mutazione che caratterizzerà l’intero percorso di maturazione e sviluppo dall’età pediatrica all’età adulta. Tale evoluzione investirà l’intero organismo dalla sfera somatica a quella relazionale, passando per quella biologica, anatomica, biomeccanica e fisiologica (12) (Figura 2). Durante il periodo dello sviluppo l’essere umano sarà dunque caratterizzato da qualità psicofisiche che lo differenzieranno in parte, o totalmente, dall’individuo adulto. Niente di nuovo, o forse sì?

Figura 2. Caratteristiche che differenziano bambini ed adulti sottoposti ad attività fisica (Welk GJ et al., 2000)

Mettendo a confronto la fisiologia dell’esercizio, e la risposta ad esso, di bambini, adolescenti ed individui adulti è possibile osservare che: nonostante risultino invariate le riserve di ATP e CPr tra bambini ed individui adulti, i primi siano caratterizzati da un’attività degli enzimi aerobici (Succinic Dehydrogenase) e degli enzimi anaerobici (Phospofructokinase) rispettivamente pari circa al 125% ed al 33% rispetto agli individui adulti (13), che la soglia anaerobica (TLAC) e la resintesi di CPr sia negativamente correlata con l’età cronologica mentre l’utilizzo di carboidrati durante l’esercizio fisico sia positivamente correlato con l’età cronologica (14), che l’esercizio fisico ad intensità oltre la soglia anaerobica (TLAC) sia caratterizzato da una cinetica del consumo di ossigeno ad inizio esercizio più veloce e da una minore produzione di metaboliti in bambini rispetto ad individui adulti (15), che a parità di intensità i bambini siano in grado di attivare un percentuale minore di unità motorie rispetto ad individui adulti (16) (15) e che lo sforzo percepito (RPE) sia minore per attività di durata inferiore a 10 minuti ma maggiore per attività di durata superiore a 15 minuti in bambini rispetto ad individui adulti (14). Niente di nuovo, o forse sì?

Children are better equipped for exercise supported primarily by oxidative metabolism than by anaerobic metabolism.

[…] As young people mature there is a progressive but asynchronous transition into an adult metabolic profile

(Armstrong N. et al., 2015)

Attraverso i processi di sviluppo e di maturazione, l’essere umano acquisisce quindi qualità di tipo anaerobico a discapito, in parte, delle spiccate potenzialità aerobiche tipiche dell’età pediatrica. Studi longitudinali ci mostrano infatti che tra 8 e 16 anni di età vi sia un aumento pari circa al 150% del massimo consumo di ossigeno ed addirittura del 375% per quanto riguarda v