• Mosè Mondonico

Utilizzo del pulsiossimetro in allenamento

Pulsossimetria è un test diagnostico che viene utilizzato costantemente in ospedali ed emergenze mediche. Con esso possiamo sapere quanto ossigeno c'è nel sangue senza eseguire un'estrazione del sangue, diversamente da quanto accade nei gas del sangue arterioso. Il dispositivo utilizzato per la rilevazione è il Pulsossimetro, una piccola clip che è posta sulla punta di un dito della mano.

Ad una estremità ha una luce e un trasmettitore nella parte anteriore del ricevitore. La luce passa attraverso il dito e viene alterata dall’emoglobina ossigenata. Le alterazioni del fascio di luce vengono raccolte dal ricevitore del pulsossimetro, quello che viene restituito è un valore numerico che rappresenta la percentuale di ossigeno nel sangue (SpO2).


Pulsiossimetro e allenamento
Pulsiossimetro

Pulsiossimetro: funzionamento

Una volta che il gas entra in contatto con il liquido, parte del gas si dissolve nel liquido fino a che la pressione parziale del gas nell’ambiente e quella del gas nel liquido si eguagliano. La quantità di ossigeno fisicamente trasferita dal sangue è direttamente proporzionale alla pressione parziale dell’ossigeno presente nel sangue, espressa in mmHg o kPa e indicata come PaO2 per il sangue arterioso e PvO2 in quello venoso.

La saturazione di ossigeno nel sangue valuta la quantità di ossigeno trasferita attraverso i legami chimici (che è circa 70 volte di più rispetto alla quantità fisicamente dissolta nel plasma) e viene indicata come SaO2 nel sangue arterioso e SvO2 in quello venoso. Il nostro pulsossimetro permette una misura non invasiva della saturazione periferica (SpO2) e si basa sul concetto di assorbanza.

L’assorbanza è una grandezza fisica che ci permette di quantificare l’entità di questo assorbimento (che naturalmente dipende dalla concentrazione delle molecole che formano la soluzione). Nel caso della saturazione del sangue, dovremmo tenere in considerazione che andremo a misurare la quantità di sangue ossigenato rispetto alla quantità di sangue totale e che essi reagiscono a due lunghezze d’onda diverse. Quindi avremo bisogno di due LED, uno per l’emoglobina legata all’ossigeno (luce rossa, 660 nm) e l’altro per tutti i corpuscoli presenti all’interno del sangue (infrarosso, 950nm). In teoria avremmo bisogno di una luce monocromatica, ovvero una luce composta da una sola lunghezza d’onda (come un laser).


Pulsiossimetro e allenamento
Sistema di rilevazione

Il battito cardiaco assicura la pressione sanguigna e il flusso del sangue. Durante ogni sistole (contrazione del miocardio) il cuore pompa una certa quantità di sangue nell’aorta (circa 60-100mL a battito) a una pressione di circa 10kPa (equivalenti a 75 mmHg); al battito successivo il nuovo volume espulso dal cuore verso l’aorta fornisce energia cinetica al volume precedente, le pareti dell’aorta si espandono, mantenendo l’energia potenziale e aumentando la pressione.

Nella figura 3 si possono notare le due configurazioni possibili: nella prima si utilizza la riflessione della luce, nella seconda la trasmissione.

Quando il volume di sangue aumenta durante la sistole, viene assorbita più luce e quindi sul fotodiodo verranno raccolti meno raggi; durante la diastole avviene il contrario.


Pulsiossimetro e allenamento
Figura 3

Interpretazione dei dati del pulsiossimetro.

%SpO2: percentuale di saturazione dell’ossigeno

•un risultato pari a 100, ottenuto senza una somministrazione artificiale di ossigeno, può essere indicativa di iperventilazione (da ansia, per esempio);

•un risultato sopra il 96% è considerato del tutto normale,

•tra il 95 e il 93% è indicativo di possibili problemi di ossigenazione ovvero una parziale assenza dell'ossigeno (lieve ipossia);

•tra il 92 e il 90% è di norma indicativo di ossigenazione insufficiente ed è consigliabile sottoporsi ad emogasanalisi (EGA); talvolta anche valori intorno al 90% possono risultare normali: è il caso di persone affette da broncopneumopatie croniche ostruttive (BPCO)

•al di sotto del 90% si tratta di valori non fisiologici che indicano una severa deficienza di ossigeno (grave ipossia), ove risulta importante sottoporsi ad una emogasanalisi.


Cosa fare con elevata saturazione: SpO2 al 100%

Probabile iperventilazione, ristabilire equilibrio acido-base con tecniche di controllo respiratorio che limitino la frequenza respiratoria.

Introdurre delle pause da 1-3 secondi dopo ogni atto respiratorio


Cosa fare con bassa saturazione: SpO2 al di sotto del 95%

Probabile ipossia tissutale, interrompere l’esercizio fisco